Baglioni: “Un album fatto a mano per lasciare un segno” 

“Il vantaggio di questo mestiere è pensare che resterà qualcosa dopo. Nel pezzo che apre l’album dico che ho vissuto per lasciare un segno. Che è poi la speranza di tutti: che qualcosa resisterà, andrà avanti”. Claudio Baglioni ha presentato così il suo nuovo album ‘In questa storia che è la mia’, che contiene 14 brani, 1 ouverture, 4 interludi piano e voce, ed un finale e che uscirà venerdì 4 dicembre, a sette anni da ‘ConVoi’. Un album “fatto a mano, ideato e composto come una volta – ha spiegato il cantautore romano – un progetto al quale ho dedicato tutto me stesso, a partire dalla scrittura, strutturata come non accadeva da tempo, su linee melodiche e processi armonici che la musica popolare sembra offrire sempre meno”. Un album “suonato dalla prima all’ultima nota: le sonorità sono tutte vere – nel senso di ‘acustiche’ – basso, batteria, pianoforte, chitarre, archi, fiati, voce e cori – e il ricorso all’elettronica è stato dedicato, esclusivamente, alla cura degli effetti del suono e delle atmosfere”.  

Un disco che è “un invito a rileggere la storia” e che non risente nei contenuti dell’impatto del Covid-19 (“non parlo di quello che stiamo vivendo, per me l’arte popolare deve astrarsi dalla cronaca”) ma che a causa del lockdown ha rischiato di non vedere la luce: “Durante la prima chiusura dal punto di vista creativo e della composizione mi sono paralizzato. Sono stato fermo 3-4 mesi senza fare niente. Ho pensato che non avrei finito nemmeno questo disco. Poi invece ho ricominciato a lavorarci e l’abbiamo portato a termine”, ha confessato Baglioni, che invece, dal punto di vista personale ha ammesso di non patire granché la ‘clausura’: “La mia vita personale non è cambiata molto, non sono mai stato uno che usciva molto la sera. Ho bisogno di stare da solo, anche per compensare i momenti in cui si sta in mezzo a tanta gente. Quindi questa chiusura non mi ha pesato”.  

I contenuti del disco sono più universali e svincolati dall’attualità e molti brani parlano d’amore: “La mia produzione parla, da sempre, dell’avventura e della disavventura del vivere. E una parte importante, in tutto questo, l’ha sempre avuta l’amore. Tolto il primo e l’ultimo pezzo, che danno una visione allargata, ho cercato con un teleobiettivo di raccontare i momenti di una ruota gigantesca, quella dei sentimenti, con le sue ascese e le sue cadute. È un disco dal fascino antico, è attraversato dallo spirito degli anni ’70”. E da influenze della produzione passata di Baglioni: “Il padre è Oltre, la madre Strada Facendo”, ha detto il cantautore.  

Quanto alla struttura del disco tra brani e interludi, apertura e chiusura, Baglioni l’ha già adottata in passato e ha sottolineato di considerare “gli interludi come delle soste, come una piazzetta dopo una lunga strada”.  

Nel disco c’è insomma tutto Baglioni, in tutte le sue manifestazioni: compositore, musicista, interprete. Come racconta il video del brano ‘Io non sono lì’ che ha anticipato l’album e che è stato diretto da Duccio Forzano, lo stesso regista che ha accompagnato Baglioni nei suoi due Sanremo.  

Sulla grande crisi causata dal blocco dei live, che naturalmente ha coinvolto anche lui con le date di Caracalla spostate dal giugno scorso allo stesso mese del 2021, Baglioni è tra chi si è mobilitato direttamente: “Io non ho ricette ma forse la cosa migliore sarebbe rimboccarsi le maniche: gli appelli lasciano il tempo che trovano, meglio iniziative concrete come la creazione di fondi di sostegno, come me e altri che abbiamo già fatto con sottoscrizioni personali”. Quanto alla possibilità, che in attesa del ritorno dei concerti ‘in presenza’, si posso rivederlo in tv, magari con la regia di Forzano, Baglioni ha spiegato di non avere progetti di questo tipo al momento ma di “non essere d’accordo con chi dice che concerti non si possano fare in streaming o in tv: si può fare, a patto però di trovare formule nuove e accattivanti, nuove letture. Su questo sia gli artisti che gli editori televisivi dovrebbero confrontarsi”. 

E a proposito di tv, non poteva mancare la domanda su Sanremo: “Tornare a Sanremo da ospite? Sì, potrei tornare come ospite. Ma come mi ha fatto notare qualcuno: ‘non si può uscire papi e rientrare cardinali'”, ha detto Baglioni, sicuro comunque che l’edizione 2021 della kermesse, fissata per la prima settimana di marzo, si farà nei tempi previsti: “Nulla è facile. Io non conosco le intenzioni e le nuove prospettive di quest’anno. Sicuramente il teatro Ariston ha situazione di spazio difficile. Ma credo che si farà a marzo con le dovute cautele”, ha concluso Baglioni che giovedì 3 dicembre alle ore 21 presenterà in anteprima il suo nuovo album “In questa storia che è la mia” per il pubblico di Rai Radio2 in diretta dalla sala A di via Asiago. Anche in videostreaming su Rai Play e in differita su Rai Italia. Sarà una serata speciale condotta da Malcom Pagani, che ripercorrerà insieme all’artista i momenti della composizione e della realizzazione dell’album.