Cinema: Carlo Olmo ‘Lupo Bianco’ diventa un film perché “l’amore lascia il segno” 

Il cinema è una grande metafora spirituale, perché ci insegna la potenza di un’illusione, scrive l’autore Virginio De Maio. A volte, invece, veste i panni di Socrate e porta alla luce una realtà di cui diventare consapevoli. E’ il caso del film che uscirà nel 2021, ‘Lupo Bianco’, soprannome del grande benefattore vercellese Carlo Olmo, insignito lo scorso ottobre della Onorificenza di Cavaliere ‘Bianco’ al merito della Repubblica Italiana dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella. La storia di un orfano, che ha fatto dell’amore ricevuto un moltiplicatore di opportunità, esce dalla porta della sua vita privata per essere raccontata al grande pubblico grazie all’intuizione dell’attore Diego Cammilleri, siciliano, che ha lavorato per anni nella Prefettura di Vercelli, prima di sposare l’arte della recitazione. Cammilleri, infatti, colpito dalle vicende di Carlo Olmo e dalle sue incredibili donazioni durante il Covid – dalle migliaia di mascherine donate ai charity tour con 24 tonnellate di derrate alimentari portate con i pullman alle famiglie bisognose fino alle stanze degli abbracci per bambini e case di riposo – ha proposto a Olmo la sua idea.  

Ma lui sulle prime ha rifiutato: “La mia storia mi sembrava troppo normale per diventare materia da film – racconta Olmo all’Adnkronos – Poi l’entusiasmo di Cammilleri mi ha convinto e da quel momento tutto ha preso il via con la sceneggiatura di Stephanie Beatrice Genova, la regia di Tony Gangitano, il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca e la decisione di Antonio Chiaramonte (patron di CinemaSet, ndr) di produrre il film nel quale sarà Sebastiano Somma a interpretare me e Simona Cavallari a vestire i panni della mia compagna, Angela”. 

Cosa è scattato precisamente dentro Carlo Olmo per fargli dire sì? “La considerazione che questo film sul Lupo Bianco, in questa epoca di incertezze e timori, possa trasferire, soprattutto ai giovani, un messaggio positivo di speranza e di poter e voler agire nel bene che genera il bene quando le circostanze chiamano ad essere presenti in eventi importanti per la vita dell’uomo e per la propria evoluzione secondo quelli che posso riassumere nei dogmi distintivi del Lupo Bianco: L’Amore lascia il segno! Promessa mantenuta! Non si molla mai!”. Sì perché, spiega Olmo citando il motto clou della sua vita, “la vita mi ha tolto tutto, la vita mi ha ridato tutto; ora è tempo che io restituisca alla vita”. Il cast di ‘Lupo Bianco’ è ricco, oltre a Somma e Cavallari, ci sono Vincent Riotta, Gaetano Aronica, Guia Jelo, Antonella Ponziani, Rosario Petix , Francesca Rettondini, Alessandro De Marco, Diego Cammilleri, Emanuele Olmo. E a strettissimo giro si entra nel vivo: il 17 gennaio inizia il casting a Vercelli per attori generici e comparse. E il primo ciak del ‘Lupo Bianco’ è fissato per l’ 8 febbraio.  

Beh, ma come è nato il soprannome Lupo Bianco? “Da una preghiera. Il 4 marzo ero in ginocchio nel piccolo Tempio della mia Accademia di Arti Marziali a Vercelli che recitavo il Padre Nostro in aramaico antico contro la Pandemia quando misteriosamente, forse per un effetto ottico, è apparso sul vetro di un quadro sacro al mio fianco il muso stagliato di un Lupo Bianco che poi si è dissolto. Quella visione è entrata in me e ne ho fatto un simbolo di resilienza e resistenza al Covid-19”. Covid che lo ha visto in prima linea: “Un giorno, a marzo, ho chiamato un caro amico medico della Cardiologia Asl di Vercelli e lui mi ha detto ‘Come possiamo aiutare gli altri se non siamo protetti noi?’. Allora gli ho chiesto cosa servisse all’Ospedale e lui: ‘ventilatori, perché la gente muore soffocata e mascherine per proteggerci’. Da lì ho sentito una fiammata interiore che mi ha spinto ad agire per cercare tutti quei dispositivi per i sanitari dentro e fuori gli ospedali”. E così ha reperito 3 ventilatori Polmonari per la Rianimazione di Vercelli, oltre 160.000 mascherine, 8000 camici e tute, 40.000 guanti e 250 saturimetri. 

La solidarietà non è solo un esborso economico, se pure molto lodevole, ma è anche un grande impegno concreto che mobilità persone e cose e richiede anche creatività e inventiva. Carlo Olmo ha dalla sua tutto questo, e, in aggiunta, un legame speciale con la Cina che lo ha aiutato ad aiutare: “Conosco il mondo cinese da oltre 40 anni avendo la passione delle loro Arti Marziali e di una cultura antichissima che affonda le radici nel Taoismo, Buddismo e Confucianesimo. E sono discipline – osserva – che, per quanto integrate in una società molto disciplinata e autoritaria, insegnano valori secolari di condivisione sociale, egualitarismo e solidarietà di profonda umanità che danno una matrice di regole ordinate per una convivenza civile e in molta sintonia con le forze della natura. Proprio la comprensione interiore di questi principi mi ha permesso di interagire con le loro espressioni istituzionali e produttive per reperire per il nostro territorio con grande amicizia solidale tutti i Dpi necessari per questa emergenza”. 

Carlo Olmo ha un passato molto difficile alle spalle che, però, ha fatto da propulsore per il cammino che lo ha portato a diventare chi è oggi: “La mia storia personale di orfano in estrema sofferenza, poi benedetto da una adozione che mi ha fatto crescere con sani valori, ha inciso in modo determinante su tutti i cambiamenti nella mia vita. Un brutto caso giudiziario di pedofilia mi ha portato poi a cambiare rotta definitivamente e, abbandonata la toga, ho indossato per sempre la divisa di Maestro di Arti Marziali Cinesi coltivandone gli insegnamenti edificanti proprio per i giovani e tutti coloro che desiderano migliorare in un percorso consapevole di virtù e coraggio. In questo il donarsi agli altri in aiuti e opere caritatevoli è maturato come il mio agire civile in ogni giorno e in ogni parte del mondo”. 

Spesso Olmo conversa in diretta Facebook con le tante persone che lo seguono. Cosa stanno cercando? “Devo riconoscere che sono migliaia oggi le persone che tramite i social seguono le zampate del Lupo Bianco di Vercelli e non mi aspettavo tali risposte di adesione e commossa partecipazione. Io credo che in questa epoca la gente cerchi delle risposte principalmente per risvegliare un senso di tranquillità e fiducia che si è perso anche nei confronti di Istituzioni molte volte lontane dalle reali esigenze dei cittadini. C’è bisogno di semplicità e risposte concrete allineate con un amore disinteressato per il prossimo. Questa è la vera sfida mondiale verso cui lo stesso virus ci ha proiettato per il nostro presente e futuro. E il Lupo Bianco nel suo piccolo, si muove in questa direzione, come privato e libero cittadino. Cittadino di un mondo senza confini geografici o di ideologie”. 

Un mondo in cui “il motore universale della vera natura umana, solidale e di pace, è l’amore che non è soltanto generosità e compassione per le sofferenze degli altri, ma anche la determinazione chiara e trasparente nel proprio agire senza condizionamenti se non mossi dalla propria umile ma sensibile coscienza che nella carità cristiana delle origini si arricchisce di vera umanità. Questo, per me, è il concreto ed evangelico messaggio spirituale dell’Amore divino sulla terra, il vero Regno dei Cieli”. 

(di Veronica Marino)