Emanuela Rossi: “Ai Nastri d’Argento premiato il mio linguaggio più ‘europeo'” 

Un’immagine del mondo che è come “la prua del Titanic, che sta per deragliare e bisogna correre ai ripari, mentre la gente sembra non accorgersi […]
- - Ultimo aggiornamento

Un’immagine del mondo che è come “la prua del Titanic, che sta per deragliare e bisogna correre ai ripari, mentre la gente sembra non accorgersi di ciò che sta accadendo alla natura e ai cambiamenti climatici”. Questa sensazione è alla base della nascita di ‘Buio’, la pellicola con la quale Emanuela Rossi ha vinto il Nastro d’Argento Siae 2020 per la miglior sceneggiatura. Nella pellicola, infatti, i protagonisti vivono una sorta di ‘lockdown’ che è sembrato essere premonitore rispetto a quello vissuto dal mondo di recente, come spiega la stessa regista all’Adnkronos.  

“Non c’è bisogno di essere profetici, basta guardare i tg ogni giorno, e se uno guarda tutti gli scrittori un po’ distopici loro addirittura lo avevano previsto con anni di anticipo -spiega la sceneggiatrice, in questa occasione al suo esordio alla regia- Tutti questi temi, il clima, i cambiamenti della natura, lo scioglimento dei ghiacciai etc, sono sempre più evidenti. Io li ho solo cominciati a sentire molto e metterli tutti in fila. La notizia dei 38 gradi in Siberia, notizia recente, è come se la gente non l’avesse registrata. Per me non è così”.  

Il film racconta la storia di Stella, diciassette anni, che vive con le due sorelle più piccole, Luce ed Aria, in una casa dalle finestre sbarrate, una sorta di eterna quarantena. Ogni sera, il padre rientra, si spoglia della maschera antigas e della tuta termica, porta il cibo e aggiorna le figlie con i racconti dell’Apocalisse in corso, che continua a decimare l’umanità. Ma all’interno della casa ci sono dei conflitti: le ragazze stanno crescendo, si modificano gli equilibri. Una sera il padre non torna e una delle due ragazze, Stella, decide di uscire per cercare del cibo. 

Un genere inconsueto per il cinema italiano, che la regista spiega così: “Mentre il cinema d’autore italiano si rifà ad un modello neorealista, io ho guardato ad altri modelli, che negli ultimi anni sono venuti fuori, prodotti europei in cui c’erano tematiche d’autore ma trattate in modo differente, mescolando i generi e introducendo argomenti diversi tra loro, al di là del personale. Catastrofi soli malati, vampiri, forze misteriose, è tempo di cominciare ad inserirli nel racconto cinematografico”, spiega la vincitrice del Nastro d’Argento. 

Uno sguardo dunque al cinema di Lars Von Trier ma anche l’introduzione di temi ‘classici’, come quello della famiglia. “Ho mescolato due temi che mi stanno a cuore, quello dell’ambiente e quello ad esempio del soffocamento della famiglia -racconta la Rossi- ma senza dimenticarmi del presente. Ho semplicemente cercato di usare un altro linguaggio”. L’esordio da regista, per Emanuela Rossi non sarà un’esperienza isolata. “Ho già una seconda idea, sempre su questo tipo di percorso -rivela- Usare questo linguaggio per parlare dell’oggi. Perché per me questo è l’oggi, e quindi…cerchiamo di parlarne”.