Giuffrida (Asp Reggio C.): “Serve piano recupero per vaccini pediatrici”  

Durante il periodo di lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19 abbiamo assistito ad un calo generalizzato delle vaccinazioni pediatriche. Per questo “è necessario un programma […]
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Durante il periodo di lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19 abbiamo assistito ad un calo generalizzato delle vaccinazioni pediatriche. Per questo “è necessario un programma di recupero vaccinale che preveda aumento di giorni e orari di apertura dei centri”. E’ il suggerimento di Sandro Giuffrida, direttore Uoc di Igiene e Sanità pubblica dell’Asp di Reggio Calabria che propone anche di coinvolgere nelle vaccinazioni pediatri di libera scelta e medici di medicina generale. Non solo. Nei casi in cui le vaccinazioni da recuperare siano molte, secondo Giuffrida si potrebbero “programmare apposite ‘giornate delle vaccinazioni'”. 

Il calo delle vaccinazioni pediatriche è stato determinato sostanzialmente da due condizioni: la prima rappresentata dalla spontanea rinuncia alle vaccinazioni da parte di genitori preoccupati di doversi recare presso un centro vaccinale visto come una potenziale fonte di contagio, la seconda dalla indisponibilità di molti centri vaccinali a continuare la consueta attività che si è dispiegata fondamentalmente sotto due diverse forme; chiusura totale dei centri o apertura ma solo per vaccinazioni obbligatorie o urgenti. Solo pochi centri vaccinali hanno mantenuto la normale attività, comunque ridotta in ragione della spontanea rinuncia alle vaccinazioni di parecchi genitori. 

“Tutto questo – ha spiegato Giuffrida all’Adnkronos – ha determinato situazioni diverse: aree dove comunque bisogna effettuare un recupero parziale delle vaccinazioni pediatriche non effettuate e aree territoriali, invece, dove bisogna recuperare almeno quattro mesi di vaccinazioni non effettuate. Per fare un esempio che ben conosco, in Calabria, le vaccinazioni pediatriche sono state regolarmente effettuate in tutte le Aziende Sanitarie tranne nell’Asp di Catanzaro dove sono state interrotte e riaperte poi solo parzialmente, garantendo solo le cosiddette vaccinazioni obbligatorie”. 

Situazione analoga nel resto d’Italia che ha visto in quasi tutte le regioni un calo all’adesione vaccinale. L’obiettivo ora è dunque un’attività di recupero, che sarà difficile e intensa dove i centri vaccinali sono rimasti totalmente chiusi, sia per la grande quantità di vaccinazioni da effettuare sia perché nella migliore delle ipotesi le vaccinazioni saranno eseguite con notevole ritardo rispetto alla loro naturale collocazione temporale. In altri casi (ad esempio per la vaccinazione anti-rotavirus) non più eseguibili perché è stato superato il tempo massimo di effettuazione. Con il risultato di bambini non protetti o parzialmente e tardivamente protetti, dunque a rischio a causa delle mancate vaccinazioni. 

“Laddove si è deciso di dare la precedenza alle sole vaccinazioni pediatriche obbligatorie – ha sottolineato Giuffrida – si è commesso a mio parere un errore. Tutte le vaccinazioni inserite nel calendario vaccinale fanno parte dei Livelli essenziali di assistenza. Non ci sono vaccinazioni di serie A e serie B o C. Non si può pensare per esempio che privare un bambino delle vaccinazioni anti-meningiti (meningite B o ACWY) o anti rotavirus sia giusto e che sia meglio fare prioritariamente le vaccinazioni obbligatorie. Semplicemente è stato un approccio sbagliato. Dove si è deciso di ridurre gli accessi vaccinali sarebbe stato comunque corretto seguire il calendario offrendo le vaccinazioni così come indicate nello stesso: si sarebbe prodotto un ritardo nelle vaccinazioni ma non la totale perdita, quasi sempre irrecuperabile, di alcune di esse”. 

Nel Centro vaccinale di Reggio Calabria, che ha un ambito territoriale di 200.000 abitanti, per esempio, le vaccinazioni pediatriche non sono state interrotte in alcun modo. Nonostante ciò si sono determinati ritardi dovuti alla mancata volontaria presentazione di circa il 25% dei vaccinandi, soprattutto da marzo a maggio 2020, nel momento più acuto di diffusione del coronavirus. Dai primi giorni di giugno, si è assistito invece ad un eccesso di richieste da parte di chi aveva saltato le sedute precedenti. Quindi l’aver mantenuto aperto e pienamente funzionante il centro vaccinale ha consentito di ritrovarsi in una situazione che non richiede grossi sforzi per il recupero delle vaccinazioni non effettuate, anche se le necessarie misure di distanziamento sociale, limitando parzialmente gli accessi, rendono necessario l’aumento degli orari di apertura delle strutture. 

“Laddove invece le vaccinazioni da recuperare siano tantissime – ha suggerito Giuffrida – oltre all’aumento dell’orario di apertura, sarebbe utile estendere i giorni di apertura anche a quelli festivi, programmare apposite ‘giornate delle vaccinazioni’ o concordare con i pediatri di libera scelta un programma di recupero in cui gli stessi pediatri potrebbero essere coinvolti nell’esecuzione delle vaccinazioni”. Purtroppo complica ulteriormente le cose il fatto che molti degli operatori dei centri vaccinali sono stati strenuamente impegnati nella lotta all’emergenza Covid-19. Motivo per cui oggi i centri vaccinali hanno urgente bisogno di personale aggiuntivo (medici, infermieri e assistenti sanitari) per garantire contemporaneamente l’intensa attività vaccinale, assicurando l’esecuzione delle vaccinazioni anche per 12 ore giornaliere, e l’impegno anti Covid-19.  

“Sarebbe certamente utile l’estensione delle aree destinate alle vaccinazioni pediatriche – ha spiegato Giuffrida – così da consentire, garantendo la sicurezza di operatori e cittadini, l’operatività di più equipe vaccinali. Ciò anche in considerazione dell’ulteriore carico di lavoro rappresentato dall’imminente campagna vaccinale antinfluenzale durante la quale saranno vaccinati, in misura maggiore rispetto agli anni scorsi, i bambini sani da 6 mesi a 6 anni. La necessità di effettuare nei tempi dovuti le vaccinazioni e di recuperare quelle non effettuate – ha concluso – deve farci pensare anche a strategie vaccinali diverse, quali la vaccinazione in ambienti scolastici, precedute da adeguato counselling vaccinale, in ambulatori messi a disposizione in queste strutture, e una più ampia collaborazione con pediatri e medici di medicina generale che preveda anche il loro coinvolgimento attivo nell’esecuzione delle vaccinazioni”.