di Margherita Lopes 

I primi casi, poi le ambulanze, gli ospedali pieni, le bare e i lunghi mesi chiusi in casa. “Abbiamo subito un trauma, lo abbiamo vissuto. E non è un caso che sia aumentato il disagio mentale, l’ansia, il panico, la depressione. Questi mesi hanno cambiato tutto, hanno spazzato via una serie di abitudini che erano diventare rituali, e ognuno di noi ha risposto a modo suo: chi ha scoperto di star bene da solo, chi ha sofferto in modo claustrofobico”. A dirlo all’Adnkronos Salute è Rosario Sorrentino, neurologo, divulgatore scientifico e scrittore, convinto che la paura sperimentata con la pandemia possa innescare una sorta di rinascita, come spiega in ‘La paura ci può salvare’ (Solferino), un libro frutto di “una riflessione e un dialogo con Concita Borrelli sugli effetti di quanto abbiamo vissuto: perché in questi mesi noi abbiamo fatto la storia”. 

“Il trauma da Covid ci ha smascherato – dice Sorrentino – ha fatto inceppare tutta una serie di certezze, come un granello di sabbia in un meccanismo ben oliato. Il nostro senso di onnipotenza è entrato in crisi, ci siamo scrollati di dosso falsi bisogni e rapporti inutili: c’è chi ha chiuso rapporti e amicizie” stantie, “chi ha definitivamente rinunciato a valori finora irrinunciabili come velocità ed efficienza, riscoprendo l’importanza della salute. Abbiamo fatto un corso accelerato di pazienza e resistenza, che forse ci sarà utile”.  

Per Sorrentino, se adesso gli italiani sono divisi “tra spaventati e immemori, che desiderano rimuovere quanto accaduto e ritrovare la vecchia normalità, la verità è che non torneremo alla vita di prima. E’ cambiata l’affettività, rapporti si sono interrotti o sono stati riscoperti, anche il valore della famiglia è cambiato”. Come dopo un trauma, “avremo bisogno di una lungo periodo di convalescenza mentale”. Con il lockdown “eravamo isolati, ma non ci siamo mai sentiti così vicini. E molte persone cambieranno il proprio sistema di valori – prevede il neurologo – Ci sarà una riscoperta della lentezza, dell’interiorità, della lettura. In questi mesi il Paese è stato a trazione scientifica, e questo è stato un bene: la scienza deve e può diventare una cultura di massa”.  

 

 

Ma perché la paura ci può salvare? “La paura ha due componenti: quella istintiva, che ci fa agire in modo immediato per metterci in salvo, e quella più raffinata, cosciente. Dobbiamo fare appello a questa seconda componente, che ci fa allenare alla paura, per imparare a difenderci. La paura cosciente è diversa dal ‘si salvi chi può’ – evidenzia Sorrentino – è una risorsa che ci consente di essere lucidi, consapevoli e che può far sì che la società si interroghi affinché riesca a essere più pronta un domani a un nuovo rischio analogo”. Perché se ancora sono molte le incertezze, tutti sono d’accordo sul fatto che questa non sarà l’ultima pandemia. Insomma, occorre liberarsi della paura istintiva e coltivare finalmente quella razionale.  

“Siamo sicuri che questo Paese voglia un popolo libero dalla paura? I mass media, la politica, la finanza hanno cavalcato spesso la paura. Ecco, il mio invito – raccomanda Sorrentino – è quello di non sprecare questa occasione, ma di sfruttare ‘sorella paura’ per spalancare le porte a resilienza e flessibilità mentale”, elementi chiave per vivere nel futuro che ci aspetta. “Penso alla disponibilità di veder convertite le proprie capacità, anche lavorative, per esplorare nuovi campi, all’importanza di ridurre la nostra rigidità, di uscire dalla confort zone. Ben sapendo, però, che la scienza deve coltivare il dubbio per ridurre le incertezze. Ecco, forse posso fare una critica ai miei colleghi: l’ansia da prestazione talvolta ha ostacolato l’onestà intellettuale che avrebbe reso utile dire ‘questa è la mia opinione, non un fatto scientifico’”.  

“Dobbiamo abbattere il narcisismo, l’odioso ‘io’, e passare al noi. Questo è il momento del noi neuronale – dice il neurologo – 2-3 neuroni insieme fanno poco, ma 10-15mila fanno un circuito neuronale”. Attenzione, però: se “la paura ci può salvare, quando è scomposta può aprire la strada alla rabbia”, conclude Sorrentino.