Coronavirus, Ilaria Capua: “Donne meno a rischio di forme gravi, reinseriamole nel lavoro” 

Durante la pandemia di Covid-19 “ci siamo accorti che le donne sono meno a rischio di sviluppare forme gravi” della malattia. “Questo vuol dire che […]
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Durante la pandemia di Covid-19 “ci siamo accorti che le donne sono meno a rischio di sviluppare forme gravi” della malattia. “Questo vuol dire che mettere e reinserire nell’ambito del lavoro le donne è una misura di sanità pubblica a costo zero”. A suggerirlo è la virologa Ilaria Capua, responsabile negli Usa dell’One Health Center of Excellence della University of Florida, in occasione del seminario ‘A pari merito. Senza donne non c’è ripresa’, promosso dalla Fondazione Bracco, che compie 10 anni di attività e dedica un momento di riflessione alle disuguaglianze di genere.  

“I numeri che abbiamo basta guardarli: le donne sembrano essere più protette o meno sensibili” al Covid-19, “usiamo questo in modo intelligente. Oltre a tante informazioni, la pandemia – che distrugge ma ha anche un’energia creatrice – genera una nuova sensibilità. Perché ci rendiamo conto di essere in un sistema fragile”. La pandemia, prosegue Capua, “ha mostrato dove è più urgente intervenire e ci dà spazio per farlo, per osare. Ha reso l’impossibile possibile. Noi viviamo adesso una dimensione inconcepibile 4 mesi fa”. Quando in tempi non sospetti, ricorda la virologa, “avevo detto che era necessario attrezzarsi con il telelavoro e la didattica a distanza mi presero per matta. Ora ci siamo resi conto della potenza pazzesca della tecnologia e di come può aprire scenari incredibili rispetto a tante cose che non vanno bene”.  

L’invito di Capua è a cogliere l’occasione. “C’è una nuova attenzione su problemi come la sostenibilità, e le disuguaglianze che ora vengono fuori con una violenza incredibile, per esempio lo vediamo negli Usa, fra proteste, assembramenti e contagi” che aggravano in una spirale negativa la situazione di persone “più deboli, senza una rete di protezione”.  

Un aspetto su cui lavorare, continua Capua, è la medicina di genere. “Il nostro centro ha sviluppato un protocollo per guardare a Covid da questo punto di vista. La medicina di genere non va limitata solo a quello che c’è sotto il bikini. Per secoli è stato questo, per tanto tempo ci siamo limitari per esempio a fare le prove dei farmaci solo sugli uomini ma siamo due orchestre diverse. Ora guardiamo ai big data e alla connettività interdisciplinare nella scienza per studiare le malattie sotto lenti diverse”.  

“Vorrei fare un ragionamento con il ministro” alle Pari opportunità “Elena Bonetti. Nel Paese in cui lavoro sta succedendo una cosa terribile per la ricerca: Trump ha firmato un ordine che di fatto blocca molti visti per studenti e giovani ricercatori e professionisti europei che stavano per fare il grande passo della loro carriera e sono rimasti bloccati. Non abbandoniamoli e facciamolo soprattutto per le donne”.  

“Anche io ho alcuni di questi ragazzi rimasti bloccati. Credo che questo gruppo di persone sia una risorsa incredibile. Erano pronti a partire e si sono trovati una porta chiusa perché ‘America First’ vuol dire anche non dare i visti o ridurne il numero. Questa è forza lavoro incredibilmente qualificata” che ha perso il treno delle ‘sliding doors’, osserva la scienziata. “Cerchiamo di fare qualcosa per queste che sono risorse per il nostro Paese e ora sono intrappolate”. Sull’onda della pandemia di Covid-19, “inventiamoci – incalza Capua – dei nuovi modi di lavorare per capitalizzare anche queste opportunità che la pandemia sta rivelando. Abbiamo circa 300 professionisti italiani ed europei che erano pronti a spendere un periodo di vita negli Usa. Riusiamoli, usiamo questa forza. Parlo soprattutto pensando alle donne che hanno un orologio biologico” che cammina. “Quando si è nel mondo scientifico bisogna programmare tutto e mettere in conto che per la maternità non è sempre il momento. Pensate a queste donne intrappolate a cui saltano tutti i loro programmi”.