Coronavirus, carenza di vitamina D aumenta il rischio? Lo studio

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Uno studio condotto dall'Università di Torino, ipotizza un ruolo importante della Vitamina D sia da un punto di vista preventivo che terapeutico.
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La Vitamina D potrebbe avere un ruolo importante nella battaglia contro il coronavirus. Lo rivela uno studio condotto dall’Università di Torino. Una corretta assunzione di tale vitamina, di cui un’elevata percentuale della popolazione italiana è carente, potrebbe essere fondamentale sia da un punto di vista preventivo che terapeutico.

Coronavirus, carenza di vitamina D aumenta il rischio? Lo studio italiano

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Lo studio è stato condotto dal prof. Giancarlo Isaia (docente di Geriatria e Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino) e dal prof. Enzo Medico (ordinario di Istologia), in seguito alle recenti raccomandazioni della British Dietetic Association. I risultati condotti da questo studio, suggeriscono di affiancare alle misure di prevenzione di ordine generale, adeguati livelli di Vitamina D in tutta la popolazione. Soprattutto, si legge nella nota dell’Università, nei soggetti già contagiati, nei loro familiari, nei dottori, e per tutte quelle persone che non si espongono in maniera adeguata alla luce solare.

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Verrebbe da dire: ma come è possibile che l’Italia sia tra i paese con una maggiore carenza di Vitamina D? Ebbene nel Nord Europa la percentuale è minore, perché è usanza antica di addizionare i cibi di largo consumo, come formaggi, latte, yogurt, con la suddetta vitamina.

“Il compenso di questa diffusa carenza vitaminica può essere raggiunto innanzitutto esponendosi alla luce solare per quanto possibile, anche su balconi e terrazzi, alimentandosi con cibi ricchi di vitamina D e, sotto controllo medico, assumendo specifici preparati farmaceutici”

La vitamina D è anche presente in diversi alimenti, e il quantitativo da assumere al giorno per adulto è di 15 microgrammi. Vediamo in quali alimenti la possiamo trovare in quali quantità:

Pesce: 1 aringa 45 µg; sugarello 19,5 µg; piccolo sgombro 4,4 µg; filetto di spigola 16,5 µg; dieci alici 16,5µg; una piccola triglia 2 µg.
1 uovo 0,9 µg
Funghi: chiodini (mezzo piatto) 4,2 µg, shitake secchi (una manciata) 1,1 µg
Formaggio: una piccola crescenza 0,5 µg.

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Lo studio condotto dall’Università di Torino, ipotizza anche una possibile somministrazione per via endovenosa nei pazienti già affetti da Covid-19 del Calcitriolo, forma attiva della Vitamina D

Crediti foto@Shutterstock

Nota: il presente articolo è il frutto di una ricerca e di una elaborazione di notizie presenti sul web. Con la presente l’autore, la redazione e l’editore declinano ogni responsabilità e invitano i lettori ad eseguire un’attenta verifica e a rivolgersi sempre ad un medico specialista.

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L'Università di Torino ha condotto uno studio sulla Vitamina D
Una buona percentuale della popolazione italiana è carente di questa vitamina
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