Coronavirus, come disinfettare e riusare le mascherine

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Mascherine chirurgiche si possono disinfettare e riutilizzare. Lo dice lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Ecco come
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L’emergenza che stiamo vivendo ci ha portati a far entrare nella nostra vita quotidiana oggetti che fino ad ora erano di pertinenza solo di alcune categorie lavorative: i guanti e le mascherine. Queste ultime sono introvabili e spesso le riutilizziamo piuttosto che cestinarle come dovremmo. Ma lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze fa sapere che si possono disinfettare e riutilizzare.

Coronavirus, come disinfettare e riusare le mascherine

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I modelli di mascherine sono tantissimi e variano per forma e materiale. Tra le più utilizzate ci sono quelle chirurgiche. Sono tra gli strumenti di protezione solitamente utilizzati da medici, infermieri e operatori sanitari. La loro funzione è quella di bloccare le goccioline di saliva o del naso emesse con la respirazione, tosse e starnuti. Sono dunque fondamentali per proteggere le persone da un possibile contagio.

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Una protezione importante contro la potenziale trasmissione del virus. La produzione di queste ultime non riesce a stare al passo con la domanda, e spesso sono introvabili. Tendiamo quindi a riutilizzarle oltre la loro ‘durata’ (sia quelle chirurgiche che quelle con il filtro hanno una copertura di 8 ore), cercando di fare tesoro di questo piccolo e importante oggetto, se si ha la fortuna di averlo.

Lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze ha fatto sapere che, in questa situazione di emergenza, è possibile disinfettare le mascherine per poterle riutilizzare. Tuttavia non possono essere sottoposte alla sanificazione le mascherine utilizzate da persona già infette o da coloro che assistono tali persone. La procedura, inoltre, non si può ripetere per più di tre volte.

Come procedere per disinfettare le mascherine?

Innanzi tutto è fondamentale avere la mani perfettamente pulite.

– Togliere la mascherina e disinfettare la mani con cura.
– Passare la mascherina sotto l’acqua, igienizzarla con il sapone, quindi spruzzare su tutta la superficie (compreso l’elastico che che consente di tenere su la mascherina) una soluzione idroalcolica al 70%.
– Disinfettare entrambi i lati e lasciare agire per 30 minuti in un luogo protetto.
– Lasciate asciugare per 30 minuti (in modo tale che l’alcool si asciughi e ne svanisca l’odore), quindi riponetela in una bustina di plastica pulita, per proteggerla fino al nuovo utilizzo.

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Chi è lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze

Nato nel 1832, è un laboratorio farmaceutico che come si legge sul sito “oltre a soddisfare prioritariamente le esigenze sanitarie delle Forze Armate,  da sempre collabora con altre Istituzioni del settore  producendo diverse tipologie di materiali sanitari (farmaci, presidi medico-chirurgici, alimentari, integratori, allestimenti sanitari, ecc.)”.
Svolge attività di ricerca e formazione in collaborazione con numerose Università (come quelle di Firenze, Roma, Siena, Pavia)  e per la produzione di medicinali orfani ovvero quei medicinali che, nonostante siano di indubbia utilità clinico-terapeutica “non vengono sviluppati, prodotti e resi disponibili dalle aziende farmaceutiche private a causa, sostanzialmente, del loro limitato interesse commerciale; curano infatti patologie, definite malattie rare (si parla di 6000 – 7000 diverse tipologie….), che colpiscono un numero relativamente piccolo di persone. In realtà, sebbene in Europa una malattia rara è considerata tale se colpisce 1 paziente su 2000 (incidenza del 0,05 %), anche quel singolo (sfortunato) paziente ha tutto il diritto di essere curato adeguatamente e con i migliori presidi messi a disposizione dalla Comunità Scientifica internazionale.”

Crediti foto@shutterstock

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