‘Amanda Knox’, Rod Blackhurst e Brian McGinn: ‘Nessun giudizio, raccontiamo una storia’

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Nella serata di lunedì 26 settembre si è tenuta a Milano l’anteprima stampa del documentario Amanda Knox di Rod Blackhurst e Brian McGinn, che arriverà su […]
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Nella serata di lunedì 26 settembre si è tenuta a Milano l’anteprima stampa del documentario Amanda Knox di Rod Blackhurst e Brian McGinn, che arriverà su Netflix a partire dal 30 settembre.

“Netflix è il posto giusto per lanciare il nostro film in quanto i suoi contenuti vengono visti in tutto il mondo e pensiamo sia un progetto interessante a livello internazionale" hanno dichiarato in merito Blackhurst e McGinn.

All’evento, infatti, erano presenti i due registi, i quali ci hanno raccontato il motivo per cui hanno deciso di realizzare il progetto.

“Abbiamo incominciato a chiederci come una tragedia potesse essere così interessante proprio a livello internazionale, anche a distanza di quattro anni. Inoltre i media e il giornalismo stavano attraverso una fase di cambiamento in quel periodo”.

E’ proprio questo che hanno voluto mostrare attraverso il documentario: non solo il lato più umano della storia che ha coinvolto Amanda e il suo allora compagno Raffaele Sollecito (accusati di aver causato la morte della giovane Meredith Kercher), ma anche la reazione dei media e come essi si siano approcciati alla tragedia, a volte rivelando particolari del tutto inesatti.  

“Ci siamo accorti che tutti i mezzi di comunicazione erano affascinati dalla storia. Perché questa tragedia aveva portato tutti i media a parlare di Amanda e non degli altri personaggi coinvolti? Abbiamo notato che tutte le reti televisive parlavano della vicenda in modi molto simili" hanno detto i due registi quando gli è stato chiesto dei differenti modi di lavorare dei mezzi di comunicazione in tutto il mondo.

Nel lungometraggio, inoltre, è palese la volontà di dare voce a quattro personaggi principali con interviste inedite, ovvero Amanda, Raffaele, il Pm Giuliano Mignini e il giornalista Nick Pisa del Daily Mail: “Questa storia girava intorno a tre personaggi principali e quindi abbiamo cercato di capire cosa volesse dire trovarsi nei loro panni. E poi abbiamo incluso un giornalista per l’interesse a livello mediatico che si era creato ai tempi e comprendere il loro modo di lavorare sul caso. Volevamo rendere Mignini più umano. Volevamo mettere tutti sullo stesso piano e dare a loro la possibilità di parlare”.

Nella pellicola della durata di circa un’ora e mezza, in effetti, questo aspetto viene sottolineato soprattutto dal fatto che tutti i ‘protagonisti’ guardano la telecamera quando raccontano cosa hanno provato nei momenti più difficili e in quelli più felici. Una scelta di grande impatto emotivo, che mette in risalto la loro forza espressiva, risultando quasi convincenti. Nonostante ciò, è difficile credere fino in fondo alle loro parole (mettendo da parte il reporter e il pm ovviamente, che si sono dimostrati i più meritevoli di fiducia) in quanto, avendone sentito parlare per anni, ognuno di noi si è già fatto una propria idea sull’accaduto. Anche i due registi, infatti, hanno ammesso che non si aspettano “di far cambiare opinione a nessuno, ma è comunque una tragedia che, nel bene e nel male, suscita sempre forti emozioni”.

A sorprendere più degli altri è il racconto della Knox, o meglio il modo in cui lei si esprime e la forza delle sue parole, perché di per sé non viene detto nulla di nuovo sulle indagini svolte e il lavoro del sistema giudiziario. Colpisce anche il reporter del Daily Mail con quella sua ironia che spesso suscitava sorrisi nello spettatore.

E ancora Blackhurst e McGinn hanno raccontato alla stampa presente come gli americani vedono il sistema giudiziario italiano, dichiarando di aver notato che questi ultimi “non conoscevano il funzionamento della giustizia italiana. Il sistema italiano è complesso, ma anche il nostro. Quindi nessun sistema è perfetto. Abbiamo dedicato molto tempo a cercare di capire il sistema giudiziario italiano e da parte nostra non vuole esserci nessun giudizio in merito. Volevamo solo raccontare una storia”. Oltre a mostrare le interviste dei diretti interessati, nel documentario sono stati inseriti video e scene inedite. Tra queste, una telefonata da casa di Amanda a Raffaele Sollecito nel giorno dell’ultimo verdetto, quello che li avrebbe resi liberi per sempre, con la quale la stessa Knox gli diceva di volergli bene. I due registi sono stati gli unici autorizzati a riprendere quanto succedeva in quella casa nella giornata più importante e significativa della loro vita.

Per quanto riguarda il materiale inedito, i due hanno rivelato che “arriva dall’archivio del tribunale di Firenze. Era qui in Italia, ma ci abbiamo messo molto tempo a trovarlo. Dopo la pubblicazione della sentenza della cassazione, il materiale era disponibile e, nonostante ci abbiamo messo sei mesi, siamo riusciti a inserirlo. Per riuscire a capire cosa fosse successo il giorno della tragedia abbiamo lavorato a partire dall’ultimo verdetto della cassazione e cercato di trovare le prove. L’obiettivo del nostro lavoro era quello di permettere a queste persone di mostrare la loro versione dei fatti e il volto umano dietro di esse".

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