Anarchytecture, il ritorno degli Skunk Anansie: ‘Siamo moderni, ma restiamo una rock band’

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È il 15 gennaio la data dell’uscita del nuovo album degli Skunk Anansie che, con Anarchytecture (Carosello Records), tornano nel mondo della discografia quattro anni […]
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È il 15 gennaio la data dell’uscita del nuovo album degli Skunk Anansie che, con Anarchytecture (Carosello Records), tornano nel mondo della discografia quattro anni dopo Black Traffic. 11 tracce che compongono un progetto che in conferenza stampa Skin ha definito una “casa di vetro”: “È stato personale per me cercare di creare qualcosa che ci potesse regalare delle vibrazioni. – ha spiegato la cantante – Si cerca sempre di vivere una vita strutturata, ma le cose spesso si fanno in due e le persone sono folli”.

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“L’interpretazione di Anarchytecture è soggettiva. – le fa eco Mark Richardson – Per me vuol dire creare qualcosa di strutturato, a differenza del caos che ha rappresentato un po’ il nostro scorso anno, quando abbiamo iniziato a realizzare l’album”.

Gli Skunk Anansie – in attività ormai da più di 20 anni – conducono difatti vite diverse rispetto ai gloriosi anni ’90: l’acqua è passata sotto i ponti e, tra esperienze in tv e qualche progetto da solista, va sempre ricercato e ritrovato l’iniziale equilibrio, che li ha resi una band così longeva.

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“Non è cambiato niente e nello stesso tempo è cambiata la nostra musica. – commenta a proposito Cass – Siamo sempre noi, lavoriamo nella stessa stanza, ma esistono nuove influenze e nuove tecnologie che intaccano la nostra musica”. “È cambiato anche il nostro approccio alla scrittura – aggiunge Skin – Cerchiamo di ridurre l’ego per favorire la creatività. A volte siamo anche più stupidi, facciamo le nostre cose divertendoci e senza pensare al tempo”. A proposito di tempo, Skin confessa ormai di averne pochissimo: “Ho dovuto sacrificare tantissime ore per studiare l’italiano (è stata una dei giudici di X Factor Italia nell’ultima edizione, ndr). È stato un casino!”. E sebbene i suoi compagni di band pensino che in tv sia stata bravissima e fin troppo buona, Skin non è pronta a confermare la sua presenza il prossimo anno dietro il banco dei giurati: “Mi sono divertita moltissimo, veramente tanto. – chiarisce sorridendo – È stata una bella esperienza… vediamo cosa succederà. Non lo so (conclude in italiano, ndr)”.

A proposito della musica italiana, la cantante della band ammette di aver imparato tanto e si concede anche una sagace riflessione: “I testi delle canzoni italiane hanno significati molto profondi, la musica invece, forse proprio per questo, è troppo ‘carina’, troppo pulita, troppo perfetta. La vorrei più sporca. Sono poi d’accordo con Elio quando dice che a X Factor si canta troppo poco in italiano. Mi piacerebbe vedere i giovani cantare più nella loro lingua ed essere meno esterofili”.

Un’ultima analisi la band se la concede sul ricorso all’elettronica negli ultimi album: “Per gli Skunk Anansie l’elettronica risale a Charlie Big Potato, se non prima. – precisa Skin – Il primo singolo dell’album, Love Someone Else, contiene suoni elettronici proprio per mandare chiaro il messaggio che quel genere ci piace. Non siamo nostalgici, siamo moderni, freschi e contemporanei. Per dire, io sono anche una dj e tutti noi amiamo l’elettronica, ma continuiamo ad essere una rock band”.

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