Il più grande rimpianto di Rita Pavone

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Per molti è la protagonista di tanti ‘musicarelli’, come venivano definiti i film musicali italiani degli anni ’60, per qualcuno è e resterà sempre Gianburrasca, […]
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Per molti è la protagonista di tanti ‘musicarelli’, come venivano definiti i film musicali italiani degli anni ’60, per qualcuno è e resterà sempre Gianburrasca, per molti altri, forse per i più giovani, è un nome e nulla più. Ma Rita Pavone, poliedrica artista della canzone italiana, è molto di più.

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Arrivata alle soglie dei 70 anni si racconta in libro intitolato 'Tutti pazzi per Rita' e in un’intervista pubblicata da Il Giornale.

Interprete di canzoni che hanno segnato gli anni ’60 e ’70, Rita Pavone è stata senza dubbio una figura femminile rivoluzionaria per l’epoca, a partire alla sua relazione trasgressiva con Teddy Reno, molto più vecchio di lei e già padre e che comunque dura felicemente da 48 anni. Oggi questo ‘scandalo’ fa decisamente sorridere, ma all’epoca fu veramente un episodio che mise in crisi i valori di una nazione intera.

 

Sembrerà incredibile, ma Rita Pavone ha venduto più di 50 milioni di dischi in tutto il mondo ed è stata per ben 5 volte ospite all’Ed Sullivan Show.

E questo, a quanto pare, è l’unico suo cruccio: non aver potuto proseguire nella carriera americana per questioni personali:

“Quando sono andata là, avrei potuto rimanerci. Però non mi posso lamentare, è andata così. I discografici mi avevano chiesto di restare. Volevano investire su di me, ma non me la sono sentita. Io ero minorenne. Mio padre aveva un'altra storia d'amore e mia mamma era disorientata, sofferente, smarrita. Io la capisco, oggi. Tornai in Italia per indossare i pantaloni, come si dice dalle mie parti. Ho fatto il capofamiglia anche perché mio fratello era più giovane. Ma poi mi sono morsicata le mani per anni. Sono occasioni che capitano una sola volta nella vita”.

 

E dei giovani d’oggi cosa ne pensa, lei che è sempre stata la portavoce della sua generazione?

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In giro vedo ventenni che sembrano morti in piedi. Forse non hanno l'entusiasmo che avevamo noi alla loro età, mancano loro quei progetti e quella voglia di fare che ci portò a essere così importanti. Oggi mi sembra che molti giovani abbiano la corrente spenta. Avessimo avuto noi i “motori di ricerca” che ci sono adesso sul web, ci saremmo sbizzarriti e avremmo conosciuto molto di più di ciò che allora riuscivamo faticosamente a conoscere. Ecco, questo è forse ciò che a settant'anni mi sento di dire: noi eravamo molto, ma molto più curiosi”.

 

 

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