La legge colombiana per il cinema raccoglie i suoi frutti: il successo di Un mondo fragile

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“Fino a 13-14 anni fa, in Colombia venivano prodotti solo 2-3 film all’anno. Non c’era un’industria cinematografica vera e propria ed era molto difficile realizzare una pellicola. Questo finché è stata approvata la prima legge sul cinema – che riguarda film, lungometraggi, cortometraggi e documentari – e che ha permesso uno sviluppo enorme dell’industria fino ad arrivare alla produzione di circa 60 film”.

Inizia così il racconto di César Augusto Acevedo, giovane regista colombiano che – con la sua opera prima, Un Mondo Fragile – sta lentamente conquistando la stima di spettatori in tutto il mondo, dopo aver superato a pieni voti l’esame di Cannes, dove ha commosso la Giuria del Premio Camera d' Or. Incontriamo Acevedo in una stanzetta del Padiglione Colombia a Expo, dove siede accanto a Marcela Astudillo della ProColombia (l’ente che promuove il Turismo nel Paese) e a Juan Sebastian del Min TIC (Ministero della Tecnologia e dell’Informazione). Ci parlano non solo della straordinaria pellicola di Acevedo – storia del contadino Alfonso, che mostra la difficoltà insita nei legami familiari e nel rapporto con la propria terra – ma di come sia stata possibile la sua realizzazione grazie alla legge 1556 del 2012.

“È una legge creata per sviluppare l’industria cinematografica – ci spiega Marcela Astudillo – e per rendere il paese una destinazione ideale per le produzioni. Uno dei benefici principali di questa legge è la resa del 40% di tutte le spese di pre-produzione, produzione e post-produzione, comprese le spese addizionali come trucco e costumi. Inoltre, c’è la resa del 20% delle spese logistiche, come trasporto, alloggio e alimentazione”.

Chiunque può usufruire di questi ‘bonus’, purché ci sia un budget di spesa minima (600mila dollari), purché a richiederla sia una persona giuridica e purché le riprese e la fase di post-produzione si svolgano anche parzialmente in Colombia, facendo affidamento su risorse e imprese locali.

Tra i progetti che hanno approfittato di questi ‘bonus’, la Astudillo ci cita Left to die (film del 2012, realizzato dal cubano Leon Ichaso) e il più noto Los 33 di Antonio Banderas, sui 33 minatori cileni rimasti intrappolati nel 2010. I vantaggi sono evidenti: oltre al fatto di poter sfruttare location variegatissime e praticamente vergini, le spese di produzione presentano costi più bassi rispetto a quelli statunitensi.

“L’obiettivo del Min TIC colombiano è quello di promuovere lo sviluppo dei contenuti digitali e delle animazioni, facendo in modo che le persone possano migliorare la propria vita attraverso l’utilizzo e l’appropriazione della tecnologia. – ci ha spiegato Juan Sebastian – Nel 2011 abbiamo fatto uno studio per capire quali fossero gli ostacoli a questa crescita tecnologica e abbiamo capito che fossero la mancanza di risorse umane qualificate, la difficoltà di accesso al mercato e infine quella di accesso ai finanziamenti. Abbiamo quindi subito pensato a correggere queste barriere, mettendo a punto una rete nazionale di laboratori per la formazione di personale qualificato che coinvolge 17 città. Sono stati investiti 11 milioni di dollari per far sì che il personale formato faccia poi da incubatore per la nascita di nuove imprese locali. Quello che più ci preme è però la creazione di contenuti e Un Mondo Fragile è l’esempio perfetto di questo sforzo, perché dimostra che possiamo portare la nostra cultura al di fuori dei confini nazionali”.

Non ci sono dubbi sul fatto che il film di Acevedo sia riuscito ad esportare un pezzo di Colombia, sfruttando anche un sapiente utilizzo delle luci e della fotografia, che per il regista è stato possibile solo grazie al recente sviluppo dell’industria cinematografica nel suo paese.

“Il merito principale di questa legge – spiega infatti Acevedo – è stato quello di far nascere una nuova generazione di produttori cinematografici, una nuova generazione del cinema, da cui sono emersi molti giovani con tanta voglia di raccontare differenti aspetti della Colombia. Il beneficio è stato dunque non solo commerciale, ma anche sociale. Io non lavoro per il Governo, per cui non sono di parte (ride, ndr). Devo dire che avere questi incentivi non è sufficiente comunque a coprire tutte le spese, almeno nel mio caso. Quindi è necessario appoggiarsi a co-produzioni di altri paesi”.

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