Gabriele Mainetti e ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’: 5 motivi per vedere il film

Gabriele Mainetti e Lo chiamavano Jeeg Robot: 5 motivi per vedere il film

In questa edizione 2017 del Roma Fringe Festival – kermesse dedicata al teatro indipendente che si svolge nella Capitale – uno degli ospiti d’onore è stato Gabriele Mainetti, regista di Lo chiamavano Jeeg Robot, film rivelazione del 2016.

Proprio il Fringe Festival è stata l’occasione per tornare a parlare della pellicola che ha unito stile italiano, americano e anime giapponese portando sul grande schermo un supereroe dei giorni nostri. Se, però, avete solo sentito parlare di Lo chiamavano Jeeg Robot, vi diciamo 5 motivi per cui dovreste vederlo al più presto:

5. Un supereroe al 100 per cento italiano
La storia che Gabriele Mainetti ha voluto portare al cinema, è quella di un supereroe al 100 per cento italiano, come se ne vedono pochi al cinema. Non un supereroe qualunque, ma un supereroe umano, nel quale tutti si potrebbero immedesimare. Un emarginato che, un giorno, per un caso del destino, acquisisce dei super poteri e il suo primo pensiero è quello di utilizzarli per migliorare la sua vita.

4. L’esordio di Ilenia Pastorelli al cinema
Uscita dal Grande Fratello, in Lo chiamavano Jeeg Robot, Ilenia Pastorelli fa il suo debutto sul grande schermo, interpretando il ruolo di Alessia, una ragazza alla buona attraverso la quale Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) riuscirà a fare un percorso interiore che lo spingerà ad utilizzare i suoi super poteri per il bene dell’umanità.

3. Luca Marinelli è Lo Zingaro
In ogni fumetto che si rispetti, ad un supereroe corrisponde un super cattivo. Funziona così anche in Lo chiamavano Jeeg Robot dove l’antagonista è Lo Zingaro, interpretato da Luca Marinelli. Un cattivo sui generis, estremo, dalla cadenza fortemente romana, le cui battute sono divenute un cult.

2. È un film importante per il cinema italiano
Oltre ad essere stato il film rivelazione del 2016 in Italia, Lo chiamavano Jeeg Robot è un segno di speranza per tutto il settore cinematografico nostrano. Nessuno all’inizio credeva in questo progetto, tanto che gli autori hannp dovuto autoprodurlo, ma una volta uscito il film è stato apprezzatissimo, ha vinto moltissimi premi ed è la dimostrazione che, anche nel cinema italiano, c’è spazio per giovani autori e giovani registi come Mainetti, appunto.

1.La colonna sonora, omaggio agli anni ‘80
Gli amanti degli anni ’80 avranno piacere di sapere che le musiche di Lo chiamavano Jeeg Robot richiamano tutte a quegli anni, da Un’emozione da poco, di Anna Oxa a Non sono una signora di Loredana Bertè, da Ti stringerò di Nada e Latin Lover di Gianna Nannini.