Minority Report, recensione in anteprima della premiere Fox

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Andrà in onda stasera, in prima visione assoluta su Fox, la prima puntata di 'Minority Report', la serie tv firmata da Steven Spielberg e Max Borenstein, adattamento […]
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Andrà in onda stasera, in prima visione assoluta su Fox, la prima puntata di 'Minority Report', la serie tv firmata da Steven Spielberg e Max Borenstein, adattamento e sequel televisivo dell’omonimo romanzo di Philip K. Dick e del film del 2002 diretto dallo stesso Spielberg.

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Abbiamo visto la prima puntata in anteprima ed è superfluo dire che è fortemente raccomandata la visione a chi ha amato il film con Tom Cruise e a chi più in generale ama l'impronta visionaria e futuristica di Spielberg.

Si perchè la firma del maestro si vede e si sente: la sua ben nota fantasia pennella qua e là visioni oniriche di un futuro molto ben organizzato ma non per questo più sicuro.

Il ritmo è altissimo fin dai primi minuti, nei quali conosciamo i tre fratelli veggenti Dash, Arthur ed Agata e la loro terribile infanzia: minuti necessari per riannodare le fila con il film del 2002 e comprendere che ci troviamo nel 2065, dieci anni dopo la chiusura dell'unità Precrimine, e fare la conoscenza con i tre precogs, preveggenti in grado di vedere i crimini che devono ancora accadere.

Non è certo Minority Report la prima serie tv che tenta di immergere lo spettatore in un futuro più o meno distopico, ma è chiaro fin da subito che qui ci troviamo ad un livello superiore: il tempo dedicato a mostrare la detective Vega impegnata a ricostruire virtualmente il crimine appena commesso ne è la conferma.

La storia si dipana velocemente: uno dei tre gemelli, Dash, contatta la detective Vega perchè ossessionato dai crimini che prevede e che non riesce a sventare. Le dinamiche fra i due sono da subito interessanti, perchè la coppia che ci troviamo di fronte è diversa dall'usuale: un eroe fragile e lacerato come Dash, un'eroina dai modi bruschi come la Vega.

Le cose si complicheranno -lo prevediamo noi stavolta- con l'entrata in scena dell'altro gemello, Arthur, decisamente il bad side di Dash. Arrogante, donnaiolo e affascinante, è strettamente collegato alle previsioni del gemello, incomplete senza di lui: peccato che ad Arthur il bene del prossimo interessi decisamente meno rispetto al fratello minore (di ben 6 minuti).

Mentre la puntata si avvia alla sua conclusione, capiamo tre cose: all'orizzonte c'è un triangolo amoroso, la detective Vega nasconde qualcosa e il futuro di Dash -l'unico che lui stesso non può prevedere- si sta complicando a vista d'occhio.

Minority Report ha un ritmo alto, personaggi con cui è facile entrare in empatia ed espedienti futuristici dal sapore cinematografico che la rendono godibile e trascinante: nel sottotesto brillano, neanche troppo nascosti, riferimenti a George Orwell ma anche alla stretta attualità (farete la conoscenza con un sistema di sicurezza, Occhio di Falco, che non promette bene in termini di privacy del singolo cittadino).

Se sarà in grado di mantenere le promesse di questa prima puntata e non perdere in originalità, Minority Report si prepara a diventare l'ennesimo successo di Steven Spielberg: e c'è da credere che lui stesso lo abbia previsto.

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