Paolo Villaggio a ruota libera, se la prende con un collega

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Paolo Villaggio, in occasione dei 40 anni dalla prima uscita di Fantozzi, prova a spiegare in un’intervista a Vanity Fair, il perché di tanto successo: […]
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Paolo Villaggio, in occasione dei 40 anni dalla prima uscita di Fantozzi, prova a spiegare in un’intervista a Vanity Fair, il perché di tanto successo:

Siamo tutti Fantozzi. La mediocrità riguarda il 90 per cento degli italiani. Fantozzi ci spiega che non per questo siamo spregevoli, che non per questo dobbiamo vergognarci. All’epoca avevo una rubrica sull’Espresso dove raccontavo le storie di Fantozzi, era molto seguita. Un giorno Nicola Carraro, allora a capo dei periodici Rizzoli, mi propose di raccogliere la rubrica in un libro. Vendette un milione e mezzo di copie, cose incredibili, a ripensarci oggi, visto che nessuno compra più libri. Da questo, l’idea del film è stata quasi ovvia.”

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E poi, con il sarcasmo che da sempre  lo contraddistingue, Paolo Villaggio parla anche dell’amore e dell’amicizia:

 

“Mia moglie, Maura, è stata la mia più grande fortuna? Neanche per sogno. Però ci vivo da 60 anni, è la persona cui voglio più bene al mondo, più che ai miei figli. Ma non era la donna giusta per me. E poi ci sono gli amici. Solo con gli amici dell’infanzia e dell’adolescenza ci sono veri rapporti di affetto, solo per loro so che proverò dolore se dovessero morire. Per il resto, ho avuto tanti amici, tutti falsi, nel momento del grande successo. Tutti scomparsi alla prima difficoltà”.

Pare essere tempo di bilanci per il papà di Fantozzi e di qualche riflessione sulla sua vita:

Ho avuto tantissimi soldi grazie ai quali ho potuto comprare case e barche, ho fatto due volte il giro del mondo, oggi guardo la televisione, ho un autista, vado al ristorante, ogni tanto sono ospite a La Zanzara (il programma radiofonico di Radio 24), ma solo per vanità”.

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Ed  infine Paolo Villaggio parla anche, in maniera decisamente poco  gentile, di un suo noto collega nonché concittadino: Beppe Grillo:

Come comico aveva fallito, allora si è messo a fare le serate. Nelle serate usava urlacchiare contro tutti, è andato avanti così per quindici anni, e lì ha capito quali sono le cose che funzionano di più: parlare male dei potenti. Ha riapplicato il metodo nei comizi, fondando un movimento che rappresenta alla perfezione il tono dei sudditi italiani. Non si ribellano mai, ma gli piace urlare che sono tutti dei ladroni”.

 

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