Doggy bag: ti vergogni a chiederla? Oggi significa educazione e rispetto

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La chiede solo un italiano su tre ma oggi anche qui da noi dobbiamo iniziare a considerarla, come in Cina, una forma di educazione e rispetto: contro lo spreco alimentare, che è la più grande maleducazione di sempre
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Un tempo l’abitudine della doggy bag, o più semplicemente chiedere di poter portare a casa gli avanzi del ristorante in un cartone, veniva vista di cattivo occhio: sembrava qualcosa di volgare, denotava uno stato di indigenza, andava evitata soprattutto nei ristoranti più eleganti.

I tempi sono cambiati e le vituperate doggy bag sono comparse anche a Masterchef, solo per fare un esempio: e non servono per portare a casa gli avanzi “per il cane”, come fa intendere il nome, ma proprio per il pasto del giorno dopo o per qualcuno che è rimasto a casa.

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Oggi si tratta di un gesto di sensibilità e di educazione, di una presa di coscienza nei confronti di un problema importante come quello dello spreco alimentare: buttare il cibo è la cosa di cui doversi maggiormente vergognare.

Dopo un banchetto ad esempio, o semplicemente una cena dove è avanzato molto cibo, non c’è niente di strano nel chiedere di poter portare a casa quello che è rimasto in tavola: se si tratta di cibo intatto, non toccato dai commensali, si può anche chiedere di farlo avere a qualche associazione di beneficenza.

Doggy bag: in Italia la chiede 1 su 3

Secondo una ricerca condotta da Coldiretti/Ixe’ sugli sprechi alimentari degli italiani, solo un nostro concittadino su tre (33%) chiede abitualmente di poter portare a casa gli avanzi al ristorante. Il 18% riferisce di farlo “raramente”, il 9% non la chiede perché non è educato, il 5% perché si vergogna. Un 28% di italiani ha invece affermato di non lasciare avanzi quando va a mangiare fuori.

Eppure nel resto del mondo nessuno si fa grandi problemi: in America, dove la consuetudine è nata negli anni ’40, ma neanche in Inghilterra, o in Cina, dove la richiesta “dabao” (“mi faccia un pacchetto”) è entrata nel galateo e sta ad indicare persone educate.

Non si è mai capito se il riferimento al “cane” fosse un modo per sviare l’attenzione dal fatto che si voleva portare a casa il cibo avanzato per sè stessi o se effettivamente l’intenzione era rivolta agli animali domestici: un tempo non c’era grandissima attenzione (o almeno, non quella odierna) ai cani e nel 1943, a San Francisco, un caffè lanciò una campagna contro il maltrattamento degli animali usando sacchetti di carta per portare a casa quello che non si finiva al tavolo.

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Dalla fine degli anni ’70 la doggy bag è entrata nelle abitudini -più o meno- di tutti i paesi del mondo e nel tempo i contenitori sono stati anche firmati da designer ed illustratori di grido.

Anche la legge ci ha messo il suo sigillo: in Francia ad esempio i ristoranti che hanno più di 180 posti a sedere devono avere obbligatoriamente le doggy bag in dotazione, mentre qui da noi la legge 166/16 sugli sprechi alimentari promuove “l’utilizzo, da parte degli operatori nel settore della ristorazione, di contenitori riutilizzabili idonei a consentire ai clienti l’asporto degli avanzi di cibo”

Se non avete mai considerato di chiedere di poter portare a casa gli avanzi dal ristorante, iniziate a pensarci: lo spreco è la più grande maleducazione dei nostri tempi.

foto @shutterstock – Google free

 

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