Gli ippopotami di Escobar stanno mettendo la Colombia in seria difficoltà (ma la popolazione li ama) Foto

Sono la "pesante" eredità del boss del narcotraffico ucciso nel 1993: erano quattro e facevano parte dello zoo privato di Escobar, oggi sono 50 e si riproducono velocemente, causando problemi all'ecosistema e diventando un rischio per gli insediamenti umani. Il popolo colombiano però li ama e non vuole che vengano cacciati via

Pablo Escobar è stato uno dei signori del narcotraffico più potenti e pericolosi del mondo: in Colombia il suo “regno” ha portato a 7000 morti ed ancora oggi il paese non riesce a liberarsi della sua scomoda eredità. Una eredità che potrebbe essere definita anche “pesante”, come i circa 50 ippopotami che sono riusciti a scappare dall’ex tenuta del narcotrafficante e che al momento vivono allo stato brado, riproducendosi e creando problemi.

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Erano gli anni ’80 quando Escobar, al culmine della sua potenza criminale, in un delirio di onnipotenza volle creare uno zoo privato nella sua tenuta, Hacienda Napoles, a 150 mk da Medellin: furono importati illegalmente nel paese elefanti, giraffe, rinoceronti ed appunto ippopotami. Quando il boss venne ucciso in uno scontro a fuoco, nel 1993, lo Stato espropriò l’Hacienda e distribuì gli animali a vari zoo nel paese: tutti tranne gli ippopotami, che continuarono a vivere nella tenuta, diventata nel frattempo un parco per turisti.

Inizialmente erano quattro: oggi gli ippopotami di Escobar sono circa 50 e non vivono più solo nella tenuta. Sono riusciti infatti ad uscirne e nessuno è in grado di “contenerli”: vivono sulle rive del fiume Magdalena, dove si riproducono in tranquillità e in assenza di predatori naturali.

Gli ippopotami sono animali molto grandi, il cui peso varia da 1 a 3 tonnellate, e per giunta sono naturalmente territoriali: tendono quindi a diventare aggressivi. Secondo l’OMS sono fra le specie più letali al mondo ed in Africa causano circa 50 decessi all’anno.

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Per la Colombia questi ippopotami sono un vero problema: per trattarli ora servirebbero mezzi che lo Stato non ha a disposizione. Ci sarebbe bisogno di qualche privato che si faccia carico del trasferimento degli esemplari, magari un po’ alla volta, in diversi zoo. Anche perchè il rischio diventa sempre più importante: sul fiume ci sono villaggi di pescatori e gli ippopotami si avvicinano sempre di più agli insediamenti umani.

A rischio anche l’ecosistema naturale: per colpa di un animale che non dovrebbe essere lì (e che ci è stato portato, ricordiamolo, dalla follia e dalla corruzione umana) altre specie selvatiche, come i lamantini, stanno abbandonando la zona.

La popolazione del luogo è invece innamorata di questi ippopotami, animali che David Echeverri, ricercatore dell’agenzia ambientale del governo colombiano, Cornare, definisce “carismatici”: “Essendo animali carismatici, sono anche amati dalla popolazione: un tentativo di controllo attraverso la caccia è stato fatto, ma ha causato uno scandalo. E mangiare la carne di ippopotamo può essere rischioso, perché questi animali possono trasmettere alcune malattie”, ha dichiarato in una intervista al National Geographic. Nella quale ha anche spiegato che, se non si interverrà in alcun modo, tra 10 anni gli ippopotami saranno più che raddoppiati.

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