Venerdì 17, perché porta sfortuna? Origini, credenze e falsi miti

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Anche voi oggi, venerdì 17, vi siete muniti di cornetto contro la sfortuna? Ecco da dove nasce la credenza che questo giorno porti iella in Italia.
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Venerdì 17 perché porta sfortuna?

Dopo Lettonia e Repubblica Ceca, l’Italia – secondo l’Eurobarometro – è al terzo posto tra i paesi più superstiziosi del vecchio continente, dunque oggi, venerdì 17 per noi è un giorno da prendere con le pinze, che richiama sfortuna, iella, sventura, indicibili avversità e malasorte.

Abbiamo finito i sinonimi per descrivere quanto sia delicato affrontare il venerdì 17, ma immaginiamo che di modi per contrastare la iattura ce ne siano di infiniti oltre ai comuni cornetti, ai riti scaramantici o a particolari frasi da ripetere se vi attraversa un gatto nero davanti o passate senza pensarci sotto una scala aperta…

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Ma sapete com’è nata la credenza legata al fatto che il venerdì 17 porti sfortuna?

Avete mai sentito parlare di Eptacaidecafobia? È la paura del numero 17 che da noi viene considerato particolarmente iellato se accostato al venerdì. Questa data particolarmente sventurata unisce due elementi negativi, ovvero il numero 17 e il Venerdì Santo, che segna la crocifissione di Gesù.

Le origini di questa doppia credenza risalgono all’antichità: per i seguaci di Pitagora il 17 è un numero negativo perché non rispetta la perfezione del 16 e del 18, che invece rispecchiano la rappresentazione dei quadrilateri che nascono da 4×4 e 3X6; inoltre nell’Antica Roma sulle tombe dei morti si era soliti scrivere VIXI, ovvero ‘vissi’: se ci fate caso, VIXI è l’anagramma di XVII che nei numeri romani è il 17.

Andando ancora più indietro, nell’Antico Testamento sarebbe riportato che il diluvio universale ebbe luogo il 17 del secondo mese. E voi avete altri motivi per non uscire di casa oggi?

Eleonora D\

Eleonora D'Urbano

Esperta di televisione, cinema e serie Tv amo scrivere per il mondo femminile

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