Appello a Speranza, ‘manca farmaco anti-cancro da mesi, mio padre rischia la vita’  

Un farmaco che manca da mesi e un paziente oncologico, con rischio recidiva per un carcinoma vescicale, in attesa e senza cura. Accade a Roma, […]
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Un farmaco che manca da mesi e un paziente oncologico, con rischio recidiva per un carcinoma vescicale, in attesa e senza cura. Accade a Roma, all’ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina. “A questo punto, dopo due mesi, rivolgo un appello al ministro della Salute Roberto Speranza, che ho provato a contattare come ho fatto anche con il viceministro Sileri: a mio padre, per scongiurare eventuali nuove recidive, servono cicli di instillazioni chemioterapiche vescicali, nel suo caso si tratta di instillazioni di Bcg (bacillo di Calmètte Guérin) con il farmaco Bcg Medac* che ormai manca da mesi”. A parlare all’Adnkronos Salute è Francesca F., che non si arrende e ostinatamente cerca delle risposte dall’ospedale dove è in cura il padre e dalle istituzioni che dovrebbero vigilare sulla carenza dei farmaci.  

“L’ultima visita di mio padre, 73 anni, è del 22 maggio e doveva iniziare le istillazioni una settimana dopo – avverte la ragazza – Sono passati due mesi e dall’ospedale non ho ottenuto nessuna risposta, solo un vago ‘il farmaco forse arriverà’. Così non possiamo vivere, senza nessuna certezza. E immagino ci siano altri pazienti nella stessa situazione di mio padre. Il ministro ha la delega sui farmaci, spero possa aiutarci”. Come già verificato dall’Adnkronos Salute con l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, il Bcg Medac e anche l’alternativa Oncotice* di Msd risultano carenti in Italia. Il motivo, escluso l’effetto del lockdown per Covid-19, potrebbe riguardare la difficoltà da parte delle aziende nel reperire alcuni componenti, le ‘starting material’, che servono a produrre il principio attivo.  

Poiché al momento né Medac né Msd sono in grado di garantire una fornitura adeguata dei medicinali a base di Bcg, per consentire il proseguimento della terapia per i pazienti in trattamento l’Aifa rilascia alle strutture sanitarie (ospedali e Asl) che ne fanno richiesta “l’autorizzazione a importare dall’estero un prodotto analogo”. Nei casi di carenze prolungate le aziende non possono lasciar passare troppo tempo senza dare una risposta o prorogando ancora l’irreperibilità del prodotto perché scatterebbe la sanzione da parte dell’Aifa. 

Non è la prima volta che Francesca si rivolge ai media per denunciare questa situazione. Circa due settimane fa l’Adnkronos Salute aveva pubblicato la sua denuncia e chiesto al Fatebenefratelli una spiegazione per la situazione che si è venuta a creare. “Il problema segnalato – rispondeva l’ospedale in una mail – non rappresenta una ‘peculiarità’ del nostro ospedale ma è presente in tutta Italia. L’indisponibilità non è solo di Medac (specialità Bcg) ma anche Msd (specialità Oncotice). Ogni settimana, alla notifica di ‘mancante’, l’Ufficio preposto chiede continue informazioni alle aziende produttrici. Il paziente, in caso di necessità, viene informato della indisponibilità temporanea. Soluzioni farmacologiche alternative sono valutate in base alle caratteristiche del paziente e in funzione delle indicazioni dei farmaci”. L’ospedale, ricontatto oggi per sapere se ci fossero novità sul caso segnalato, non ha ancora risposto.  

Bcg è l’acronimo di Bacillo di Calmètte-Guerin, un ceppo batterico attenuato utilizzato fin dal 1920 come vaccino sull’uomo per la prevenzione della malattia tubercolare. Dal 1976 viene utilizzato come farmaco antitumorale, in quanto, stimolando una reazione immunitaria locale, è efficace nel prevenire recidive neoplastiche. Dopo aver subito una resezione transuretrale di tessuto vescicale per neoplasia superficiale, può essere necessaria l’instillazione con Bcg per distruggere la malattia o prevenirne una recidiva. 

“I protocolli internazionali ci dicono che nel caso di tumore della vescica superficiale è fondamentale il follow-up e le instillazioni di Bcg, altrimenti il paziente può andare incontro alla progressione della malattia in pochi mesi – spiega Gabriele Antonini, urologo-andrologo dell’Università Sapienza di Roma – Per questo la carenza del farmaco può mettere in una situazione di rischio elevato. Mentre una persona curata e seguita senza interruzione può mantenere sotto controllo un tumore superficiale anche per 10-15 anni”.