Tra gli effetti indiretti della pandemia ci sono anche 1,3 milioni di ricoveri mancati e 144,5 milioni di prestazioni specialistiche in meno: i dati, emersi da una ricerca della Fondazione Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze), sono confermati anche da un’indagine qualitativa di Elma Research, secondo la quale i pazienti non vanno in ospedale per paura di contrarre Covid-19 e perché non riescono a orientarsi nella ripresa dei percorsi di diagnosi e cura. In questo contesto, per favorire il ritorno del rapporto di fiducia tra paziente e medico, Johnson&Johnson Medical Italia ha ideato la campagna di sensibilizzazione ‘La mia salute non può aspettare’, destinata a supportare i cittadini nel proseguimento in sicurezza del proprio percorso di cura. 

Cuore della campagna è il sito www.lamiasalutenonpuoaspettare.it, dove i cittadini troveranno ‘domande e risposte’ su come accedere agli ospedali in sicurezza, delle check list per usare al meglio la telemedicina e per riuscire a orientarsi nella ripresa dei percorsi di cura con i suggerimenti delle società scientifiche e delle associazioni di pazienti; interviste video ai presidenti delle associazioni di pazienti e delle società scientifiche coinvolte che spiegheranno perché è importante non rimandare o interrompere le cure, evidenziando la centralità degli screening e aiutando i pazienti nei loro bisogni più urgenti. 

“La campagna nasce per supportare i cittadini nella ripresa in mano delle proprie cure e della propria salute, per sé e per i propri cari – ha spiegato Silvia De Dominicis, amministratore delegato di J&J Medical Italia – ed è stata costruita in un gioco di squadra con chi condivide con noi il sogno di contribuire a creare in Italia una sanità di alto livello, ma anche per ripensare il sistema sanitario nel suo complesso”. 

“Nel sistema sanitario nazionale che immaginiamo il paziente è al centro – ha aggiunto De Dominicis – con una rete assistenziale territorio-ospedale, per fare in modo che i pazienti vadano in ospedale quando serve, ma che sappiano sfruttare le tecnologie per fare parte del percorso di cura anche a casa, insieme agli operatori sanitari, perché le cure iniziano a casa e finiscono a casa: il sistema sanitario va ripensato affinché sia sostenibile e il nostro obiettivo è elevare lo standard di cura e garantire l’equità del trattamento”. 

Johnson&Johnson Medical Italia ha promosso l’iniziativa in collaborazione con associazioni di pazienti (come Alice, Amici obesi, Anmar, Europa colon ed Europa donna) e società scientifiche/organizzazioni professionali (quali Acoi-Associazione chirurghi ospedalieri Italiani, Siaarti-Società italiana anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, Sic-Società italiana chirurgia, Sic-Società italiana cardiologia, Sice-Società italiana di chirurgia endoscopica e nuove tecnologie, Sico-Società italiana chirurgia oncologica, Sicob-Società italiana di chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche, Sict-Società italiana di chirurgia toracica, Siet-Società italiana di endoscopia toracica.