Archeologia: esperti al lavoro per svelare origini misterioso ponte sul fiume Noce  

di Veronica MarinoQuando si vede ma non si guarda accade che la bellezza, la solennità, l’ingegno ‘nascosti’ in un antico ponte vengano dati per scontati. […]
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di Veronica MarinoQuando si vede ma non si guarda accade che la bellezza, la solennità, l’ingegno ‘nascosti’ in un antico ponte vengano dati per scontati. Ed è così che qualcuno finisce per costruire un altro ponte su quell’incanto che viene abbandonato, fino a diventare un’isola ecologica per la raccolta differenziata dei rifiuti, come è successo al Ponte Nord che guarda scorrere il fiume Noce, in Basilicata, a ridosso di Maratea, esattamente a Rivello, un borgo medievale di 2.700 abitanti. Ma c’è chi riesce ancora ad accorgersi e a disvelare un ponte che sembra avere gli occhi, forse risalente all’epoca romana. 

E’ stato un fotografo, Marcello Leotta, per lavoro e per animo, sensibile alla ricchezza della storia dei luoghi, insieme ai suoi amici di Rivello, a rendersi conto che nelle Gole del Noce c’era una struttura architettonica e storica di rilievo dalle origini misteriose, dato che non rientra nei canoni abituali dell’ingegneristica e dell’architettura di epoca romana o medievale: quattro archi di scarico, un singolarissimo tunnel interno, forse finalizzato alla manutenzione o all’alleggerimento del ponte stesso. Un ponte che unito, idealmente, agli altri otto ponti sul fiume Noce, piccoli e grandi, consegna già di primo acchito una interessante informazione: quel territorio è stato un punto nevralgico di comunicazione. Passava di lì anche l’antica strada romana costruita nel II sec. a.c., che conduceva da Reggio Calabria a Capua, dove intersecava l’Appia, e il cui tratto lucano ancora nessuno ha indagato a fondo dal punto di vista scientifico, la Annia Popilia.  

Ma sul valore storico-architettonico del ‘ponte del Nord per ora non vi sono certezze. Solo ipotesi che, però, fra una settimana diventeranno oggetto di uno scrupoloso studio scientifico grazie al sostegno del nuovo sindaco di Rivello, Franco Altieri. Il 25 luglio, infatti, nonostante il ‘fermo’ dovuto al lockdown e alle attuali misure di sicurezza, nel Chiostro del Complesso di Sant’Antonio, a Rivello, ci sarà il battesimo della prima fase di analisi del contesto dei ponti antichi del bacino del fiume Noce e del sistema viario antico, anche a fronte dell’esistenza della strada Annia Popilia, proprio in quell’area. Un primo sogno realizzato, per chi ha voluto guardare, sollecitando un intero paese a farlo e potendo contare sull’aiuto del sindaco-avvocato, fresco di mandato, Franco Altieri. 

Ma l’uomo dei ponti, come il fotografo è stato definito in Paese, insieme al primo cittadino e ai suoi amici di Rivello, osa sognare molto di più, proprio come suggeriva Proust, andando ben oltre l’indagine storica del ponte. C’è, infatti, un sogno più grande che sta cominciando a muovere i primi passi nella mente di tutte le persone coinvolte: la nascita di un ‘Parco Ambientale Archeologico delle Gole del fiume Noce’, che possa divenire uno strumento di attrazione turistica consapevole, di sviluppo economico sostenibile ed in armonia con l’ambiente integro della Valle del Noce, ma soprattutto un possibile stimolatore di idee e di rinnovamento delle consuetudini culturali e sociali del territorio.  

Se il ponte ‘scoperto’ da Marcello Leotta e i suoi amici di Rivello è una nuova ‘perla’ storico-artistica della Basilicata saranno a questo punto gli esperti del Comitato Scientifico a dirlo: Stefano Del Lungo e Maurizio Lazzari, del Cnr- Ispc di Potenza, archeologi e geologi esperti, tra l’altro, di viabilità antica; Paola Bottini, archeologa già funzionaria della Sovrintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio della Basilicata; Lorenzo Appolonia, dirigente della Soprintendenza della Valle d’Aosta e direttore dei Laboratori Scientifici della Venaria Reale; l’ingegnere Flavio Russo, esperto di infrastrutture e macchine di epoca antica, autore di libri e saggi, ex consulente del Mibac ed infine Francesco Tarlano, archeologo e attuale funzionario della Sovrintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio della Basilicata, a cui spetterà il compito di traghettare una “condizione emozionale su dei beni tornati alla luce – dice Leotta – verso un contesto scientifico, giuridico ed amministrativo, che consenta di sviluppare progetti operativi e finanziabili”.